Il Mago della contraffazione sono io! - PRIMA PARTE. - Fotografiadentale
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Il Mago della contraffazione sono io! – PRIMA PARTE.

Il Mago della contraffazione sono io! – PRIMA PARTE.

Ebbene si mi avete scoperto! Prometto di dire tutta la verità, nient’altro che la verità.

Non capisco perché, ancora oggi, ci si ostini a fare i denti con le proprie mani . . . io con Photoshop ottengo sempre lavori perfetti! E il bello è che non tornano mai indietro . . .

In confidenza. 

Ebbene si, lo confesso . . . Io le mie protesi le ho sempre costruite solo ed esclusivamente con Photoshop. E siccome sono in vena di confidenze, vi spiego come ho fatto.  

Con Photoshop ho colato i modelli, poi ho creato le basi di registrazione sulle quali ho montato i denti. Infine, sempre con Photoshop, ho individualizzato i denti e caratterizzato le flange in resina. Tutto solo con l’utilizzo di questo miracoloso software. 

Non vi sembra straordinario?

E aggiungo anche che chi non Photoshoppa una fotografia, in odontoiatria, non è figlio di Maria . . . ecco!

Non ci credete? Beh in realtà la verità non la saprete mai! (Ora dovrebbe scendere un vero di mistero . . .) 

Quello che ho appena scritto vi sembrerà un paradosso ma credetemi, oggi c’è ancora qualcuno che pensa che con Photoshop di possano realizzare lavori odontoiatrici fantastici. 

Certo, con il fotoritocco, si possono modificare molte cose in ambito fotografico e di conseguenza anche nell’ambito dell’immagine odontoiatrica; in questo contesto però più che di fotoritocco si potrebbe parlare di contraffazione, perché in ambito medicale non valgono le stesse regole utilizzate nella fotografia generica.

Provo a spiegarmi meglio; se modifico un’immagine di paesaggio piuttosto che l’aspetto estetico di una modella la mia azione avrà un senso logico dettato dalle necessità di produzione fotografica. 

Al contrario se modifico un lavoro odontoiatrico, non in senso artistico,  la mia azione sarà paragonabile ad un’alterazione della realtà una vera e propria falsificazione. 

L’evoluzione della fotografia digitale in questi ultimi dieci anni, se da una parte ha creato enormi vantaggi per gli operatori, dall’altra ha creato il problema del controllo delle informazioni che vengono divulgate in rete. 

Questo perché gli strumenti con i quali si comunica in maggior misura, i Social Media, consentono a chiunque di scrivere e pubblicare qualsiasi cosa, in pratica i social sono diventati il mezzo di comunicazione più democratico in assoluto. 

Questo mezzo di comunicazione, con il tempo, è diventato uno strumento utile anche a  promuovere la propria professione e i propri servizi ma, purtroppo, non sempre viene utilizzato in modo eticamente coretto. 

Da qualche tempo nel settore odontoiatrico, in particolare sui social network, si è sviluppata una corrente di pensiero di detrattori della post produzione che viene definita con un unico termine dispregiativo “No Photoshop”. 

Questo “live motive”  nasce come variante del termine generico “Photoshoppare”, un temine che nello slang comune dei social solitamente indica una persona alla quale è stato modificato l’aspetto estetico con software o applicazioni per il fotoritocco.  

Se devo dirla tutta però mi sembra che il “No Photoshop”, in ambito odontoiatrico,  sia più che altro un modo come un altro per dire io sono bravo mentre gli altri per raggiungere il mio livello devono utilizzare un software di fotoritocco  . . .  

 

Ora, attraverso questo articolo, vorrei provare a fare un minimo di chiarezza sui temi della post produzione del fotoritocco  in fotografia medicale e odontoiatrica.

Nella seconda parte dell’articolo, che pubblicheremo a breve, approfondiremo questi due temi con testi video e immagini.

Alessandro Tiraboschi
alessandro@fotografiadentale.it
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